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El Paìs si espone, finalmente la stampa estera inizia a parlare. (Ecco le foto di Villa Certosa censurate in Italia)

Ecco come titola la prima pagina di "El Paìs" questa mattina:

Las "inocentes" fotos de Berlusconi

El primer ministro italiano denuncia la publicación de las fotos de sus fiestas como una "agresión" a la intimidad, pese a que defiende que no son escandalosas

Lo que 'Il Cavaliere' no quiere que vea Italia

MIGUEL MORA | Roma - 717 comentarios

EL PAÍS publica en exclusiva una selección de las imágenes de las fiestas de Il Cavaliere que han sido censuradas en Italia tras la denuncia presentada por el primer ministro

In poche parole le innocenti foto di Villa Certosa, quelle che Silvio Berlusconi ha censurato in Italia.

Domani 21.04.09

 


Tra le nuvole e i sassi/ passano i sogni di tutti (Ligabue)
passa il sole ogni giorno/ senza mai tardare. (Tiziano Ferro)
Dove sarò domani? (Enrico Ruggeri)
Dove sarò? (Gianni Morandi)
Tra le nuvole e il mare/ c'è una stazione di posta (Franco Battiato)
uno straccio di stella messa lì a consolare (Massimo Ranieri)
sul sentiero infinito (Max Pezzali)
del maestrale (Eugenio Finardi)
Day by day (Zucchero)
Day by day (Cesare Cremonini)
hold me/ shine on me. (Zucchero)
shine on me (Cesare Cremonini)
Day by day save me shine on me (Zucchero, Carmen Consoli, Mauro Pagani, Cesare Cremonini, Eugenio Finardi)
Ma domani, domani,/ domani, lo so (Francesco Renga)
Lo so che si passa il confine, (Roberto Vecchioni)
E di nuovo la vita (Mauro Pagani)
sembra fatta per te (Giuliano Palma)
e comincia (Elio)
domani (Elio e Le Storie Tese, Vittorio Cosma)
domani è già qui (Jovanotti)

rap 1 Estraggo un foglio nella risma nascosto
scrivo e non riesco forse perché il sisma mha scosso (Caparezza)

rap 2 Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi (Frankie Hi NRG)

e la vita la vita si fa grande così (Gianluca Grignani)
e comincia domani (Giuliano Sangiorgi)
Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare (Claudio Baglioni)
con un pò di fortuna (Ron)
si può dimenticare. (Luca Carboni)
Dove sarò (Baustelle)
domani? Dove sarò? (Samuele Bersani e Baustelle)
oh oh oh (coro: Carmen Consoli, Antonella Ruggiero, Alioscia, Pacifico, Mango, Massimo Ranieri, Bluvertigo, Nek, Giuliano Palma, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Albano)

rap 3 Dove sarò domani che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani/ Dove sarò domani, tendimi le mani, tendimi le mani (Marracash)

Tra le nuvole e il mare
si può andare e andare (Laura Pausini)
sulla scia delle navi
di là del temporale (Carmen Consoli)
e qualche volta si vede (Nek)
domani (Antonello Venditti)
una luce di prua (Nek)
e qualcuno grida: Domani (Antonello Venditti)

rap 4 Come laquila che vola
libera tra il cielo e i sassi siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi
hai fatto il massimo e il massimo non è bastato e non sapevi piangere e adesso
che hai imparato non bastano le lacrime ad impastare il calcestruzzo
eccoci qua cittadini dAbruzzo
e aumentano dintensità le lampadine una frazione di
secondo prima della finee la tua mamma,
la tua patria da ricostruire,
comu le scole, le case e specialmente lu core
e puru nu postu cu facimu lamore (Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra e in chiusura Sud Sound System)

non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
sulla stessa barca (J Ax , Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a stare bene in Italia (J Ax e Fabri Fibra)
sulla stessa barca (J Ax)
a immaginare un nuovo giorno in Italia (Giorgia, Giusy Ferreri, Dolcenera, Mario Venuti, Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra)
Tra le nuvole e il mare si può andare, andare
Sulla scia delle navi di là dal temporale (Piero Pelù)
Qualche volta si vede una luce di prua e qualcuno grida, domani (Morgan)
Non siamo così soli (Giorgia, Mario Venuti, Giusy Ferreri, Dolcenera, Giuliano Sangiorgi)

(tromba solo di Roy Paci)

Domani è già qui
Domani è già qui (Jovanotti, Marracash, FabriFibra, J Ax)

(Assolo violino Mauro Pagani)

Ma domani domani, domani lo so, lo so, che si passa il confine (Gianna Nannini)
E di nuovo la vita sembra fatta per te e comincia (Elisa) domani (Sud Sound System)
Tra le nuvole e il mare, si può fare e rifare
Con un pò di fortuna si può dimenticare (Manuel Agnelli Afterhours)
E di nuovo la vita, sembra fatta per te (Mango)
E comincia (Niccolò Fabi)

(coro finale)
domani
E domani domani, domani lo so
Lo so che si passa il confine
E di nuovo la vita sembra fatta per te
E comincia domani

(Manuel Agnelli, Dolcenera, Zucchero, Niccolò Fabi, Pacifico, Giusy Ferreri, Alioscia, Pacifico, Max Pezzali, Caparezza, Niccolò Agliardi, Luca Carboni, Roy Paci, Tricarico, Ron, Giuliano Sangiorgi, negramaro, Negrita, Giorgia, Francesco Renga, Malika Ayane, Laura Pausini, Morgan, Jovanotti, Massimo Ranieri, Nek, Enrico Ruggeri, Piero Pelù, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Carmen Consoli, Mango, Cesare Cremonini, Saturnino)

Domani è già qui, domani è già qui (Jovanotti)

Centro di raccolta per i terremotati dell'Abruzzo presso il Municipio Roma XVI

Il Municipio ha organizzato, a partire da mercoledì 8.4.2009, nel cortile del Municipio Roma XVI, un centro di raccolta di generi di prima necessità da inviare alla popolazione abruzzese, colpita dal terremoto nella notte di domenica 5 aprile.

Il centro sarà gestito dall'Organizzazione di Volontariato della Protezione Civile e Sanità "Radio e Non Solo" Roma, che presta da tempo la sua opera presso il presidio di pronto intervento, istituito dal Municipio, nel mercato domenicale di Porta Portese e sta già collaborando con la Protezione Civile nei paesi terremotati.

Il punto di raccolta osserverà il seguente orario:
dal lunedì al giovedì dalle ore 8.00 alle ore 18.00
venerdì dalle ore 8.00 alle ore 16.00.

Per coloro che vogliono contribuire ai soccorsi, si specifica che i generi di prima necessità richiesti, che devono essere nuovi, sono i seguenti:
  • coperte
  • sacchi a pelo
  • cuscini
  • brande da campeggio
  • indumenti intimi uomo/donna/bambino
  • indumenti per bambini
  • pantaloni uomo/donna
  • pannolini per neonati
  • biberon per neonati
  • generi alimentari a lunga conservazione:
    latte a lunga conservazione
    latte in polvere per bambini
    scatolette di carne e tonno
    pomodoro in scatola
    pasta/riso
I volontari di "Radio e Non Solo" Roma rilasceranno una ricevuta di presa in carico dei generi offerti.

Favorire il privato per affossare il pubblico.

Ecco a cosa pensa realmente l'attuale governo Berlusconi, a favorire il privato per affossare il pubblico.

<< Quel taglio di 133 milioni di euro alle scuole di preti e suore a molti non era andato giù. Si blocca la ricerca negli atenei per mancanza di fondi, si mandano a casa i precari storici della scuola, si risparmia sull'istruzione pubblica, ma quella cifra accanto a "istituti paritari", inserita nella contestata manovra finanziaria voluta dal duo Tremonti-Gelmini, ha fatto storcere il naso a tanti. Perfino al Cavaliere. Lo stesso premier, mentra la rivolta dell'Onda anomala divampava in tutt'Italia, si dichiarava "deciso a non fare nessuna" tranne che per qualche "aggiustamento possibile per le scuole private". Nel disegno di legge di bilancio varato dal governo Berlusconi i fondi passavano dai 535 milioni previsti per il 2008 a 402 milioni nel 2009 a 406 nel 2010 a 317 nel 2011. Cifre che rischiavano di far chiudere gli istituti privati. Lo stesso ministro Mariastella Gelmini, asserragliata e circondata dagli studenti nel suo ufficio di viale Trastevere, era comunque riuscita a ricevere alcune associazioni di genitori cattolici molto preoccupati. Ma quello che è stato tagliato, potrà essere straordinariamente restituito. Attraverso un emendamento della finanziaria che porta la firma congiunta del PDL e della Lega. "Si tratta di un aggiustamento indispensabile che verrà presentato in aula nei giorni dell'approvazione della manovra - spiega il deputato PDL Alessandro Pagano, componente della Commissione finanze alla Camera - La scuola paritaria è quella più danneggiata perchè ha avuto una decurtazione dalla finanziaria che si abbatterà sulle famiglie. Se verranno meno questi contributi le scuole cattoliche, che istruiscono 720mila bambini di elementari e materne, saranno costrette ad aumentare la retta e i genitori saranno costretti a mandare i figli alla pubblica". Ripristinare, dunque, i fondi come nel 2007. Na solo per le private. Nulla cambia per l'istruzione pubblica a cui non resta che protestare in piazza. >>

Da Epolis Roma, 13 novembre 2008

Testimonianze e foto delle violenze fasciste a Piazza Navona

tratto da: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/ltestimonianza-prof/ltestimonianza-prof.html

Il racconto di una professoressa di tedesco che era in piazza Navona il giorno degli scontri: "Perché nessuno è intervenuto per fermarli?"

"Ho visto quelli del camion bianco aggredire e picchiare i ragazzini"

"Perché il mezzo carico di bastoni è stato lasciato entrare?"

foto: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scuola/foto-navona/1.html

foto: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scuola/scontri-a-piazza-navona/1.html

Pubblichiamo la testimonianza di Elena, professoressa precaria di tedesco. Elena (il cognome ci è noto) era in piazza Navona la mattina degli scontri e ha assistito all'intero svolgimento della contestata vicenda.

Sono arrivata a Piazza Navona verso le 10.00. La zona era presieduta da numerosa polizia e altrettanto numerosi carabinieri, Corso Rinascimento era inaccessibile.

La piazza era piena di ragazzini intorno ai 15 anni. Moltissimi erano pigiati nella stradina della Corsia Agonale che sta proprio davanti a Palazzo Madama. Sembrava di essere su un autobus all'ora di punta.

Mi sono messa tra una panchina di marmo e un lampione, guardando il Senato; davanti a me, di lato a sinistra, il camion dei Cobas, che erano lì come annunciato.

Non mi piaceva l'atmosfera, gli slogan che sentivo erano privi della freschezza delle ultime manifestazioni.

Alla mia destra vedevo un camioncino bianco che cercava di arrivare proprio alla fine di Corsia Agonale. Sul tetto del camioncino bianco c'erano ragazzi più grandi. Non studenti medi, alcuni sui trenta. Avevano il microfono e molti di loro videocamere. Ricordo perfettamente una biondina, giovanissima, che filmava tutto. Voci rauche e dure. Occhiali a specchio.

Dall'altro camion qualcuno improvvisamente ha urlato che stavano caricando. Ho pensato: "La polizia" e ho cercato di calmare le ragazzine che erano intorno a me, dicendo loro di non mettersi a correre, che si sarebbero fatte male. Non mi hanno (giustamente) dato retta e mi hanno scaraventato, cadendomi addosso e in parte calpestandomi, sulla panchina.

Liberata dai corpi che mi stavano addosso, mi sono alzata e li ho visti schizzare intorno a me: ragazzi con il viso coperto e scoperto che con cinghie e fibbie di ferro picchiavano chiunque capitasse loro a tiro. Alcuni di loro usavano i caschi. Ho visto un ragazzo a terra preso a pugni e calci da un gruppo. L'ho visto riuscire ad alzarsi e scappare con il sangue che gli colava dal viso, mentre continuavano a prenderlo a cinghiate. Tremavo come una foglia. Ho iniziato a urlare di smetterla. Vicino a me un'altra signora, mia coetanea, chiedeva chi fossero quei picchiatori.
Ho urlato: "Ma dov'è la polizia? Stanno picchiando dei bambini!!".

Dopo è tornata una calma strana. Me ne sarei voluta andare, ma vedendo solo sparuti adulti in quella piazza di adolescenti, non me la sentivo: se dal camioncino bianco avessero attaccato di nuovo, almeno un paio di adulti avrebbero dovuto provare a fermarli.

Gli aggrediti, soprattutto le ragazzine, avrebbero voluto mandarli via. Ho cercato per quello che potevo di calmarle. Avevo paura, per loro e per me: i ragazzotti del camioncino ci avrebbero massacrati.

Così è trascorsa un'ora. Surreale. Dal camioncino bianco venivano slogan pesanti, volgari. Mi chiedevo: "Come è possibile che restino qui, che nessuno faccia nulla?"

Davanti a me un via-vai particolare: alcuni signori in giacca e cravatta, cinquantenni, uno dei quali con difficoltà di deambulazione e accompagnato da una signora elegante, in pantaloni, completo scuro, provenendo dalla sinistra della piazza, andavano dai ragazzi del camioncino e parlavano con loro. Il signore e la signora mi saranno passati davanti almeno tre volte. Poi ne sono arrivati una decina, in processione, vestiti sportivi, tra i quaranta e i cinquanta. Avevano walkie-talkie. Hanno parlato con i giovanotti del camioncino bianco e poi se ne sono andati.
"Ho visto quelli del camion bianco aggredire e picchiare i ragazzini"

Uno studente ferito soccorso da una prof

Dopo poco è arrivata un'autombulanza vuota, dalla destra della piazza, che si è messa dietro il camioncino bianco, che piano piano è partito e, superando il camion dei Cobas, se ne è andato, seguito da una trentina di ragazzi che urlavano. Dietro di loro l'autombulanza vuota.

Ho pensato: "Finalmente se ne vanno, scortati". Mi sono diretta verso Corso Vittorio Emanuele per tornare a casa e ho visto arrivare un corteo. In soccorso dei picchiati di prima, ho pensato. Ho urlato: "Quei violenti se ne sono andati!!". Ma poi da lontano ho visto che non erano stati mandati via del tutto. Erano stati solo spostati dall'altro lato della piazza.
Cosa è successo dopo è noto.

Mi chiedo:
- Come è stato possibile che in Piazza Navona, piena di ragazzini e ragazzine pacifiche, sia un camioncino pieno di bastoni e spranghe? Perché la polizia che pure aveva blindato la zona non ha controllato?

- Perché le forze dell'ordine non sono intervenute mentre degli adolescenti inermi venivano picchiati da energumeni con cinghie e caschi?

- Chi era il signore in giacca e cravatta con un evidente problema di deambulazione, accompagnato da signora in completo scuro, che più volte e per lungo tempo si è intrattenuto con i giovani del camioncino bianco?

- Chi erano gli altri signori, vestiti sempre con giacca e cravatta, che pure hanno conversato con loro?

- Chi erano i signori con i walkie-talkie?

- Perché è stata mandata un'autombulanza in piazza per scortare il camioncino bianco e i giovani che stavano nelle sue immediate vicinanze, ma alla fine non è stato fatto uscire del tutto?
(1 novembre 2008)

IMPORTANTE: Guardate, siamo SOTTO DITTATURA. (Cossiga docet) IMPORTANTISSIMO

2 VIDEO DA VEDERE:

http://it.youtube.com/watch?v=ZqVr1l9fOdA

http://it.youtube.com/watch?v=aOLJKz1577M


"AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. ..... "

L'articolo continua qui:
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-4/camion-spranghe/camion-spranghe.html

Questa mattina nessuna manifestazione bipartisan.

Da Piazza Esedra si sono mossi migliaia di studenti delle scuole in
mobilitazione, che in corteo sono arrivati intorno alle undici fino al
Senato.

Al Senato, circa trenta militanti di Blocco Studentesco, con una loro
amplificazione, stavano manifestando dalla mattina.

Le due manifestazioni non si sono unite. I trenta militandi di Blocco
Studentesco sono rimasti nei pressi del loro camion, a distanza dalle
migliaia di studenti arrivati in corteo.

Le due manifestazioni sono volutamente rimaste separate, ed anzi
dall'amplificazione del corteo si è piu' volte denunciato il comportamento
di Blocco Studentesco in questi giorni.

Vi è stata persino un tentativo di aggressione da parte dei militanti di
Blocco Studentesco.

Questi sono i fatti. Il resto sono speculazioni mediatiche di chi ha deciso
di dare a trenta militanti, neanche studenti, un risalato mediatico
inspiegabile.

Gli studenti sono quindi andati via dal Senato, lasciando lì i trenta
militandi di Blocco, e si sono dati appuntamento per il pomeriggio al Liceo
Virgilio, per tornare al Senato ed unirsi ai cortei degli universitari.

studenti in mobilitazione di roma

Alle facoltà in mobilitazione

alle studentesse e agli studenti, ai dottorandi, ai precari della ricerca..

"Noi la crisi non la paghiamo", è questo lo slogan con cui poche settimane
fa abbiamo iniziato le mobilitazioni all'interno dell'università la
Sapienza. Uno slogan semplice, ma nello stesso tempo diretto: la crisi
globale è crisi del capitalismo stesso, della speculazione finanziaria e
immobiliare, di un sistema senza regole né diritti, di manager e società
senza scrupoli; questa crisi non può ricadere sulle spalle della
formazione,
dalla scuola all'università, della sanità, dei contribuenti in genere. Lo
slogan è diventato famoso, correndo veloce di bocca in bocca, di città in
città. Dagli studenti ai precari, dal mondo del lavoro a quello della
ricerca, nessuno vuole pagare la crisi, nessuno vuole socializzare le
perdite, laddove la ricchezza è stata per anni distribuita tra pochi,
pochissimi.
Ed è proprio il contagio che si è determinato in queste settimane, la
moltiplicazione delle mobilitazioni nelle scuole, nelle università, nelle
città, che deve aver suscitato molta paura. Si sa, il cane che ha paura
morde, altrettanto la reazione del presidente del Consiglio Berlusconi non
si è fatta attendere: "polizia per le università e le scuole occupate",
"faremo fuori la violenza dal paese". Soltanto ieri Berlusconi aveva
dichiarato di voler aumentare i sostegni economici alle banche e di voler
fare dello stato e della spesa pubblica garanti in ultima istanza per i
prestiti alle imprese: in una parola, tagli alla formazione, meno risorse
per gli studenti, tagli alla sanità, ma soldi alle imprese, alle banche,
ai
privati. Ci chiediamo allora dove si trova la violenza: è violenta
un'occupazione o piuttosto è violento un governo che impone la legge 133 e
il decreto Gelmini, in barba a qualsiasi discussione parlamentare? E'
violento il
dissenso o chi intende soffocarlo con la polizia? E' violento chi si
mobilita in difesa dell'università e della scuola pubblica o chi intende
dismetterle per favorire gli interessi economici di pochi? La violenza sta
dalla parte del governo Berlusconi; dall'altra parte, nelle facoltà o
nelle
scuole occupate, c'è la gioia e l'indignazione di chi lotta per il proprio
futuro, di chi non accetta di essere messo all'angolo o costretto al
silenzio, di chi vuole essere libero.
Ci è stato detto che sappiamo soltanto dire no, che non abbiamo proposte.
Niente di più falso: proprio le occupazioni e le assemblee di questi
giorni
stanno costruendo una nuova università, un'università fatta di
conoscenza,
ma anche di socialità, di sapere ma anche di informazione, di
consapevolezza. Studiare è per noi fondamentale, proprio per questo
riteniamo indispensabili le proteste: occupare per poter far vivere
l'università pubblica, dissentire per poter continuare a studiare o fare
ricerca. Molte cose nell'università e nelle scuole vanno cambiate, ma una
cosa è certa, il cambiamento non passa per il de-finanziamento. Cambiare
l'università significa aumentare le risorse, sostenere la ricerca,
qualificare i processi formativi, garantire la mobilità (dallo studio alla
ricerca, dalla ricerca alla docenza). Il de-finanziamento, invece, ha un
solo scopo: trasformare le università in fondazioni private, decretare la
fine dell'università
pubblica.
Il disegno è chiaro, anche gli strumenti: la legge 133 è stata approvata
nel
mese d'agosto, di fronte al dissenso di decine di migliaia di studenti si
invoca l'intervento della polizia. Questo governo vuole distruggere la
democrazia, attraverso la paura, attraverso il terrore. Ma oggi, dalla
Sapienza in mobilitazione e dalle facoltà occupate diciamo che noi non
abbiamo paura e di certo non torneremo indietro sui nostri passi. È nostra
intenzione, piuttosto, far retrocedere il governo: non fermeremo le lotte
fin quando la legge 133 e il decreto Gelmini non verranno ritirati! E
questa
volta andiamo fino in fondo, non vogliamo perdere, non vogliamo abbassare
la
testa di fronte a tanta arroganza. Per questo invitiamo tutte le facoltà
in
mobilitazione del paese a fare la stessa cosa: vogliono colpire le
occupazioni e allora che altre mille scuole e facoltà occupino!
In più, al seguito dello straordinario successo dello sciopero e delle
manifestazioni del 17 ottobre, indetti dai sindacati di base, riteniamo
giunto il momento di dare una risposta unitaria e coordinata nelle piazze
delle nostre città. Proponiamo di dare vita a due scadenze nazionali: una
giornata di mobilitazione per venerdì 7 novembre, con manifestazioni
dislocate in tutte le città; una grande manifestazione nazionale del mondo
della formazione, dall'università alla scuola, a Roma per venerdì 14
novembre, giornata in cui i sindacati confederali hanno decretato lo
sciopero dell'università, giornata da costruire dal basso e che veda
protagonisti in primo luogo gli studenti, i ricercatori ed i docenti in
mobilitazione. Altrettanto riteniamo utile attraversare, con le nostre
forme
e i nostri contenuti, lo sciopero generale della scuola promosso dai
sindacati confederali fissato per giovedì 30 ottobre.

Quello che sta accadendo in questi giorni ci parla di una mobilitazione
straordinaria, potente, ricca. Una nuova onda, un'onda anomala che non
intende fermarsi e che piuttosto vuole vincere. Facciamo crescere l'onda,
facciamo crescere la voglia di lottare. Ci vogliono idioti e rassegnati, ma
noi siamo intelligenti e in movimento e la nostra onda andrà lontano!

Le scuole sono in rivolta, la città è ingovernabile!

Stamattina oltre 4000 studenti di Roma Nord (tra cui studenti di Pasteur De
Amicis De Santis Einaudi Fermi Talete Seneca) sono scesi in strada tutti
insieme.

Dal circo massimo oltre 15000 studenti si sono mossi in corteo fino a sotto
Palazzo Madama dove si trovano tutt'ora e dove sono stati appena raggiunti
da 300 studenti del virgilio occupato venuti in corteo.

Le scuole sono in rivolta, la città è ingovernabile!

Assemblea cittadina degli studenti in mobilitazione ore 17.00 al Tasso
Occupato

Calamandrei nel 1950 fece un discorso sulla Scuola


L'ipotesi di Calamandrei.

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'Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.' Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

Involontariamente Calamandrei aveva previsto la storia dei nostri giorni, con altri autori e altre vittime, una comune però, LA SCUOLA.
 
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